Antonio Polito
Il Riformista (18 Apr 10)
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Il problema di fronte al quale si trova l’Italia è infatti di uscire dalla Seconda Repubblica. Di archiviare, magari con il rispetto dovuto alla storia, questa versione caricaturale e tribale del bipolarismo, che da quindici anni non si occupa d’altro che di vincere le elezioni, senza mai sapere bene che fare dopo averle vinte. È significativo che su cinque elezioni generali, mai una volta chi ha governato sia stato confermato in carica. Questo non avviene nei bipolarismi. Avviene nella peristalsi della vita pubblica italiana, in cui pare che l’unica cosa che interessi a tutti i soggetti in campo - compresi quelli economici, sociali, istituzionali - sia stabilire se sei a favore o contro Berlusconi.
Uscire dalla Seconda Repubblica vuol dire un altro sistema elettorale e un altro sistema istituzionale. Fini è abbastanza presidenzialista e abbastanza parlamentarista per poter giocare da protagonista una partita a tutto campo alla fine della quale non ci saranno più due schieramenti ma quattro, o cinque partiti, come è nella natura del sistema politico italiano e come avviene in altre grandi democrazie bipolari come la Germania. Persino in Gran Bretagna, la patria del bipartitismo perfetto, il primo dibattito pubblico della storia delle campagne elettorali ha rivelato che il sistema è già tripartitico, e il terzo leader ha fatto pure la figura migliore.
Guardando quel dibattito in tv mi colpiva il fatto che dei tre protagonisti due, con le facce da ragazzo, avevano quarantaquattro anni, e il terzo, quella con la faccia da vecchio, quello che è al governo è da una vita, ne aveva solo cinquantotto, e dunque la stessa età di molte giovani speranze della politica italiana, a partire da Fini.
Se il presidente della Camera ha fatto tutto quello che ha fatto per produrre questo scossone nella politica italiana, evviva. Se l’ha fatto per altri motivi minori e più futili, la pagherà. Ora bisogna dare un senso a questa storia, come canta Vasco Rossi. Perché, altrimenti, questa storia un senso non ce l’ha.