Tambl-erone

(il tumblr di Michele Perone)

"«… quando uscii dalla stazione … e mi guardai intorno, cercai invano con gli occhi la città. La città non c’era. Ero su una specie di altopiano deserto… In questo deserto sorgevano, sparsi qua e là, otto o dieci grandi palazzi di marmo… Mi misi finalmente a cercare la città… arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera… La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune… Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’Inferno di Dante …»."
Carlo Levi. Cristo si è fermato a Eboli.
— 2 settimane fa
Liberalizzazioni, pronto il decreto. Sui carburanti i primi interventi.

Pasquale De Vita, presidente dell’Unione petrolifera, invece, ha detto subito «no» a eventuali misure che possano consentire ai gestori delle pompe di benzina di rifornirsi bypassando le compagnie cui sono legati. «Gli impianti di distribuzione sono costruiti dalle società petrolifere, la manutenzione viene effettuata dalle società, il marchio è della società e con tutto questo sono dati in uso gratuito al gestore perché venda la benzina della società - ha dichiarato De Vita -. Non è pensabile che dopo tutto questo il gestore si vada a comprare la benzina da un’altra parte».

— 2 settimane fa
"Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa"
Carlo Maria Martini, Conversazioni Notturne a Gerusalemme
— 1 anno fa
Ora Fini deve dare un senso a questa storia

Antonio Polito
Il Riformista (18 Apr 10)
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Il problema di fronte al quale si trova l’Italia è infatti di uscire dalla Seconda Repubblica. Di archiviare, magari con il rispetto dovuto alla storia, questa versione caricaturale e tribale del bipolarismo, che da quindici anni non si occupa d’altro che di vincere le elezioni, senza mai sapere bene che fare dopo averle vinte. È significativo che su cinque elezioni generali, mai una volta chi ha governato sia stato confermato in carica. Questo non avviene nei bipolarismi. Avviene nella peristalsi della vita pubblica italiana, in cui pare che l’unica cosa che interessi a tutti i soggetti in campo - compresi quelli economici, sociali, istituzionali - sia stabilire se sei a favore o contro Berlusconi.

Uscire dalla Seconda Repubblica vuol dire un altro sistema elettorale e un altro sistema istituzionale. Fini è abbastanza presidenzialista e abbastanza parlamentarista per poter giocare da protagonista una partita a tutto campo alla fine della quale non ci saranno più due schieramenti ma quattro, o cinque partiti, come è nella natura del sistema politico italiano e come avviene in altre grandi democrazie bipolari come la Germania. Persino in Gran Bretagna, la patria del bipartitismo perfetto, il primo dibattito pubblico della storia delle campagne elettorali ha rivelato che il sistema è già tripartitico, e il terzo leader ha fatto pure la figura migliore.

Guardando quel dibattito in tv mi colpiva il fatto che dei tre protagonisti due, con le facce da ragazzo, avevano quarantaquattro anni, e il terzo, quella con la faccia da vecchio, quello che è al governo è da una vita, ne aveva solo cinquantotto, e dunque la stessa età di molte giovani speranze della politica italiana, a partire da Fini.

Se il presidente della Camera ha fatto tutto quello che ha fatto per produrre questo scossone nella politica italiana, evviva. Se l’ha fatto per altri motivi minori e più futili, la pagherà. Ora bisogna dare un senso a questa storia, come canta Vasco Rossi. Perché, altrimenti, questa storia un senso non ce l’ha.

— 1 anno fa
"Quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l’idea di essere malati.” Marcel Proust"
— 2 anni fa con 1 nota